Color del vino

Un bel momento viri verso destra, quasi una curva a gomito e realizzi che stai puntando verso sud. Lo avverti allora alla tua sinistra, lui è lì. Ti imponi di non voltarti subito, prima o poi, o all’arrivo, ti apparirà proprio davanti. Tanto razionalmente sai che c’è, c’è sempre stato e sempre ci sarà fino alla fine di tempi. Ma non ce la fai. Lanci un’occhiata veloce, e solo dopo ti rilassi come si deve. Hai visto il mare. Dopo un’infinità di tempo, finalmente, hai di nuovo guardato il mare.

Anni fa ho ingenuamente pensato di non averne bisogno. Ho creduto di poterne fare a meno. Che sarà mai, mi dicevo, non avvicinarlo per un’estate. Non sono un tipo da spiaggia e men che meno una da ammollo per ore. Così ho provato, a non considerarlo. Me l’ha fatta pagare. 

Ora so con assoluta certezza che ho bisogno di lui. Del suo blu. Che sotto il sole, quando lo fisso, fa diventare tutto così scuro, da farmi smarrire. Il mare ipnotizza. Mi ipnotizza. L’ha sempre fatto. Il cantilenante andirivieni delle onde mi risucchia e mi spinge lontano. Sfoca i contorni del mondo, annulla la gravità, depura i pensieri.

Forse per questo ho sempre considerato che avessero ragione loro. Che non ci fosse necessità di imbrigliarne il colore in una parola definita, puntuale. Basta effettivamente raccontarlo come uguale al “color del vino”. La leggerezza o profondità che trasmettono entrambi è la stessa. Per intenditori.

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