E lei rise

No, non lo fare – le disse. Ridimi in faccia, che così rido insieme a te.

…e allora lei rise, rise, rise. Allargò la bocca, socchiuse le palpebre, rilassò i muscoli, liberò il cuore. E si ascoltò. Ridere. E continuò, ancora, percependo la primavera. Dilatò le narici, inspirò aria pura. E indossò di nuovo abiti a fiori, calzò sandali leggeri, e non nascose più gli occhi. Attese il mondo, con le braccia spalancate, le dita aperte, il viso al sole, continuando a ridere. E tutto perse e acquistò senso. Nè inizio. Nè fine. Dimenticò e ricordò. Prese per mano gli istanti. Le distanze cambiarono significato. Ci sarebbe stato un momento per tutto, comprese. Per le parole. Per i gesti. Per le domande. Per i pensieri. Quell’infinito ridere avrebbe accompagnato la sua sete. E l’acqua sarebbe arrivata.

Lo guardò. La voce si quietò. Gli occhi no. Loro non smisero di ridere. Mai più.

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