Il vento

E poi, una sera, mi è venuto a trovare il vento. Forse mi stava aspettando da giorni, forse passava di lì per caso. Forse ha percepito uno sguardo più lungo verso l’orizzonte e forse l’esitazione nel chiudere i vetri. O forse voleva solo giocare un momento. Non ne conosco il motivo, non lo saprò mai, ma così è successo. Davanti ad una finestra spalancata, mi ha portato via. 

Mi ha depositato laggiù. Ad un’altra finestra. A guardare un altro fuori. Scorgevo luci lontane e un indistinto vociare. Un piccolo mondo allegro e festoso, giù verso il basso, una confusione piacevole. Ascoltavo vaghe note di una musica improvvisata e stonata. O forse non c’era nessuna musica, ma io la percepivo, da chissà dove. E profumi. Aromi, che riconoscevo senza tuttavia definirli. Tutto era lontano quel tanto che bastava, per avvertirlo senza fastidio. Compagnia nella notte, un gentile cullare per addormentarsi felici. Davanti a me il mare. A perdersi. Poche le barche, silenziose. Più che altro puntini lontani, che brillavano per sottolineare il nero dell’acqua. E brezza, a tratti. Dall’altra parte, più in là, sentieri, su per le colline. Nulla ad illuminarli, intuiti più che visti. E cicale. E leggero fruscio di rami e silenzio e quiete… Sogno.

Poi, mi ha riportato indietro, risvegliando lo sguardo ancora fisso sull’orizzonte. Ha circumnavigato la nuca, ha indugiato brevemente sulla guancia, ha ripreso velocità ed è scappato via. Inafferrabile. Di colpo non c’era più. Il vento se ne era andato. È stato tempo di chiudere i vetri.

Si dice che serva un gran fisico per correre dietro ai sogni… 

Mi piace pensare, che in questa mia mancanza di allenamento, il vento mi abbia aiutato.

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