Lo scritto

Ho continuato volutamente a stirare per 10 minuti concentrando il pensiero sulle pieghe che non si lisciavano. Restare nel presente, si dice, per non farsi travolgere dai pensieri. Questo è stato il mio sforzo. Poi ho raccontato una scusa a me stessa per andare di là e salire quelle scale. Mi sono fissata i piedi avanzando, uno dopo l’altro, non contando i gradini, non sapendo se volere o meno arrivare al pianerottolo e alle porte che i raggi del sole tradivano aperte. Uno sguardo d’insieme alla camera, la scrivania lasciata apposta per ultima. Ma anche lei attendeva il suo turno. 

Stava lì. Dove già sapevo di trovarlo. 

Perchè ci sono incontri che ti incidono. Che riportano a galla la materia di cui si è fatti. Il nucleo originale, il midollo, l’essenza. Non importa come arrivino. Non importa che siano destinati ad una fine. L’importante è riconoscerli ed abbeverarsene.  

Mi sono seduta, come è obbligo quando si deve porre attenzione. Ho letto. Ho inspirato il profumo cercando i libri sulla testiera che non c’erano più. Ho guardato un momento fuori, la tenda, il sole. La stanza vuota. Ho riportato l’attenzione sullo scritto. Restare nel presente, si dice, per non farsi travolgere dai pensieri. Non è servito. Perchè non era il tempo giusto per pensare. 

Agli incontri. Alle situazioni. Alle parole, dette o scritte. Alle alchimie. Ai quadri astrali. Alla cucina, condivisa. Agli spritz dove io non c’ero. Agli arrivi e alle partenze. A voi. A tutto quello che si trova lungo la via, inaspettatamente. E che si ha voglia di raccogliere.

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