Resta a casa

“Resta a casa”. O se preferite “tu (soggetto precedentemente sottinteso) resta a casa”. 

Cosa c’è di particolarmente difficile nella comprensione di questo breve periodo? Forse che non si tratta di un periodo breve? Perdonatemi il gioco di parole, era su un piatto d’argento, non ho resistito. Ma concentriamoci sul compito. Non ci è stata richiesta nessuna analisi, né grammaticale o logica o del periodo appunto. E meno male perché tutti noi inciamperemmo altrimenti a quest’età. Ci è solo stata richiesta la semplice comprensione del testo e la successiva assimilazione del concetto. Dopodiché, una volta fatto nostro questo, concetto, lo step finale è l’applicazione del medesimo, concetto. Tranquillizziamoci, non ci daranno il voto. Si tratta solo dell’abc dello studio. Lettura, comprensione, assimilazione, applicazione. Rifacciamo. Lettura, comprensione, assimilazione, applicazione. Ancora una volta. Lettura, comprensione, assimilazione, applicazione. Prendete pure evidenziatori, matite colorate, fate note ai margini, quello che volete, che ce la possiamo fare. #celapossiamofare. (Secondo scivolone, mio, perdonatemi di nuovo!) Anche un breve riassunto è consentito. E farebbe più o meno così: “resta a casa”. Più chiaro ora? Perché l’unico compito che ci hanno chiesto di svolgere é veramente solo questo. Non uscire! Si vive senza giornale, si vive senza sigarette e, incredibile, si vive anche senza lievito. Si vive di pasta in bianco, si vive di insalate, si vive di fettine ai ferri. Proviamoci. Così come abbiamo provato una miriade di strampalate diete da quando siamo nati. Sono sicura che una in più o in meno non ci farà male. Anzi, le precedenti erano ben più terrificanti! Ah…no… è perché ci annoiamo… ah… capito… e beh, allora è giusto… facciamo due passi… ma proprio proprio due eh… magari di prima mattina o di primo pomeriggio o in tarda serata… d’altronde eravamo i maghi delle partenze intelligenti, vogliamo mica non esserlo nelle “uscite intelligenti”. Che magari a quell’ora l’invisibile presenza sta facendo una pennichella… che magari è girata di là… che magari le stiamo antipatici e manco ci considera… O magari no. Perché l’opzione esiste, quel magari “ci vede”, esiste! Quindi, per una volta, diamo retta ai professori, colleghiamo mente e orecchie e ascoltiamo. È inutile mandare a destra e a sinistra video, foto, testimonianze dell’altrui ottusità, quando noi per primi razzoliamo male. Perché non se ne può più, di vedere gente in giro. Parliamoci chiaro. Perciò i pigri si abbandonino pure senza rimorsi sui divani che ora è consentito ad oltranza. Gli attivi scompongano e ricompongano casa a loro piacimento, che tanto di tempo ce n’è a iosa. I topi da biblioteca perdano volentieri decimi su decimi dalla mattina alla sera. Gli estimatori della Play si tronino beatamente o beotamente davanti allo schermo che, adesso, quello non è il male peggiore. Ognuno faccia il suo, senza vergogna. Senza giudizi. Non ci sarà alla fine la conta dei buoni e dei cattivi. Non questa volta. Non spingiamoci oltre le nostre capacità. Non è il momento. Nessuno ci verrà a dire -tu ti sei comportato bene, tu invece no- perché c’è un solo comportamento consono da seguire in questo caso: se non è strettamente necessario, non uscire! Bene. Siamo arrivati alla fine dell’ora. Quindi un ultimo, breve, stringato riepilogo prima di salutarci, perché tutto rimanga correttamente impresso: “resta a casa”. Lettura, comprensione, assimilazione e tanta, tanta applicazione.

[periodo /pe·rì·o·do/ sostantivo maschile

Unità di durata di caratteristiche determinate, nell’ambito di una successione o classificazione cronologica.

Nel linguaggio scientifico, il minimo intervallo di tempo dopo il quale le caratteristiche di un fenomeno o il valore di una grandezza variabile nel tempo tornano a essere gli stessi.

Associazione di proposizioni (sia coordinate tra loro, sia subordinate a una principale) delimitata da una particolare pausa, che è di solito segnalata da un punto fermo.]

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