Sono tornata

Ho ricominciato con “Novecento”. Un pomeriggio di fine agosto. Aperto per caso, mentre soggiornava sul divano, volutamente abbandonato dal Grande. Libro sottile per una storia già nota. Le parole son scivolate via da sole, una, due, tre, quattro, fino all’ultima. Un’oretta, non di più. Subito non ho compreso. Ho continuato con “Ci rivediamo lassù”, seguito da “La mia anima è ovunque tu sia”, da “La canzone di Achille”, da “Figlie del mare”. E ancora qualcosa mi stava sfuggendo. Me ne sono accorta verso pagina 50 de “La vita gioca con me”. 

Avevo iniziato il sesto libro in un mese circa. 

E durante questo mese non mi ero certo grattata le ginocchia. Mi è scappato un sorriso -ultimamente mi scappano spesso-. Più che altro rivolto alla me stessa che mi supporta sempre, con infinita pazienza e discrezione. Quella che mi lascia inciampare, tentare, sbagliare, dannare, riprovare. Lei se ne sarà accorta sicuramente fin da subito, ma mi ha dato tutto il tempo di elaborare. Sono alla fine, sicura di non anticipare i tempi, mi è comparsa accanto sussurrandomi sorniona: “Bentornata”.

Già. Sono tornata. Sono tornata a leggere. Anzi, a divorare, i libri. Un’anima inquieta non può avere approccio differente. Ma loro mi capiscono e si lasciano mangiare. Quindi sono tornata io. Quella che si abbuffa di parole, per saziare il cervello, digerendo tutto, senza nausee. Perché io leggo quando sto bene e quando sto bene, leggo. E’ un’equazione semplice. Come le parole che mi piacciono tanto, semplici.

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